Neoliberismo terrorista nell’asse di Oxford Analytica, azienda per la quale Regeni ha lavorato

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Oxford Analytica (società per la quale Giulio Regeni ha lavorato), ha nel suo board diverse persone dei servizi segreti britannici ed americani.  John Negroponte è uno di questi. Egli è già stato, in passato, pesantemente coinvolto in situazioni riguardanti violazioni dei diritti umani.

Un elenco di fatti utili a capire il contesto

United Nations Industrial Development Organization: Giulio lavora per questa organizzazione al Cairo dopo essere approdato all’università di Cambridge. Parla inglese, francese, arabo, spagnolo. Si interessa del mondo operaio, di cambiamenti economici e politici.

Oxford Analytica: nel settembre del 2013 il giovane comincia a collaborare con questa think-tank che si occupa di analisi globale per conto di multinazionali, istituti finanziari e governi.

Cambridge University: Regeni torna nel mondo accademico, e per conto di questi, lavora al Cairo, approfondendo i temi che gli interessano, che riguardano i movimenti operai egiziani.

Tortura e assassinio: il 3 febbraio 2016 il corpo di Giulio Regeni viene trovato con evidentissimi segni di torture sulla parte superiore di un cavalcavia dell’autostrada che collega Il Cairo ad Alessandria d’Egitto. Ciò provoca un incidente diplomatico tra Egitto ed Italia. I due paesi sono impegnati in importantissime trattative, che riguardano, tra l’altro, i temi dell’energia e il controllo dei flussi migratori provenienti dall’Africa.

La prima voce a incalzare l’Egitto per fare chiarezza sull’accaduto è quella dei media americani, con un New York Times particolarmente aggressivo. Segue quella del mondo accademico anglosassone, poi, forse timidamente, quella della diplomazia italiana. In seguito si esprimono i cori e i contro canti di tutto il mondo.

Individuare le responsabilita?

Non è intenzione di chi scrive negare le brutalità del governo egiziano, in corso negli ultimi anni. È tuttavia difficile credere che quest’ultimo abbia voluto compromettere le relazioni con l’Italia, ordinando ai suoi servizi segreti (da circa 50 anni allineati al modello CIA) di far ritrovare il cadavere di un ricercatore italiano con addosso evidenti segni di tortura.

Graham Hutchings, numero uno di Oxford Analytica, nel corso di un’intervista ha dichiarato che Giulio

si occupava di produzione editoriale. La Oxford Analytica rilascia un daily brief, una newsletter, con la lista dei suoi prodotti editoriali, eventi, trend economici, analisi di politica internazionale, gli studi che forniamo ai nostri clienti in tutto il mondo. Regeni lavorava a questo “daily brief”, è stato con noi da settembre 2013 a settembre 2014, quando ha deciso di andare a Cambridge per specializzarsi nella sua passione che era il Medio Oriente.

Quanto ai rapporti e le analisi, Hutchings sostiene che Regeni

non ne scriveva, non ha scritto alcun rapporto per noi, non lavorava al tema Medio Oriente e il suo nome non compariva sul daily brief. Nell’anno che è stato con noi il nome Giulio Regeni era invece nell’elenco del team.

Graham non tarda a dare cenni di possibili contraddizioni:

quando era qui lo vedevo ogni giorno, so come lavorava. Gli piacevano le analisi, era dotato, voleva progredire e ha capito che per crescere doveva studiare e approfondire di più. Per questo se n’è andato. E a noi è dispiaciuto molto perché era un giovane promettente. Poi non l’ho più sentito ma so che diversi miei colleghi e ex colleghi sono rimasti in contatto con lui

  1. Dato che il ricercatore italiano lavorava al daily brief e non fra il team degli analisti, perché compariva nel team e non nel daily brief?
  2. Perché un ricercatore dotato, come lui, veniva utilizzato dall’azienda solo ed esclusivamente per la compilazione della newsletter?
  3. Come hanno potuto accorgersi, alla Oxford Analityca, della bravura di Giulio Regeni nell’analisi, se egli era relegato alla compilazione del daily brief?
  4. Come mai, scrivendo newsletter, Giulio si appassiona alle analisi al punto di ritornare al mondo accademico per approfondire?

È possibile che queste domande abbiano risposte plausibili e credibili. Tuttavia, in un articolo del Corriere Della Sera, del 02/03/2016, scritto da Fiorenza Sarzanini, si fa riferimento a una

fonte della sicurezza di alto rango

la quale, anonimamente, ha evocato la possibilità che

qualcuno presso Oxford Analytica avrebbe deciso di sbarazzarsi di lui [Regeni. Ndr.] dopo aver approfittato delle informazioni fornite

Intelligence privata: una privatizzazione intelligente?
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Daily brief di Oxford Analytica – Slogan tratto dal  carosello immagini

Non si tratta d’infangare la memoria di Giulio, di capire se egli fosse o no una spia. Si tratta di saper guardare in faccia la realtà, quando ci si chiede se il suo operato e le sue competenze contribuissero ad attività d’intelligence. I suoi ideali erano vicini a una visione umana della società. Di fatto ha raccolto informazioni che ha regolarmente passato a istituti britannici, direttamente o indirettamente legati ad attività d’intelligence (che prevede soprattutto analisi, non necessariamente azioni alla James Bond). Egli non poteva controllare come le informazioni che forniva venissero utilizzate, sapere con quali altri dati venivano incrociate e per quali scopi. Non completamente. Questi sono i fatti.

Il governo egiziano non è, quindi, l’unica organizzazione che dovrebbe sedersi sulla seggiola dei sospettati. A offrire maggiore disponibilità, apertura e collaborazione nel mettere a disposizione informazioni sensibili sulla morte dello studioso italiano. Dovrebbero fargli compagnia governi, multinazionali e istituti finanziari che si sono avvalsi dei lavori della Cambridge University e della Oxford Analytica. Tutti coloro i quali, attraverso le organizzazioni citate, si sono avvalsi di analisi riconducibili all’Egitto e alle competenze di Giulio Regeni, per i loro affari.

I sospettati sono troppi e troppo potenti. Perciò non resta che mettere in guardia i bravi ragazzi che come Giulio studiano, si impegnano, hanno talento, ma restano moralmente troppo vicini, per i gusti di qualcuno, alla base della piramide sociale. È noto che le think tanks neoliberiste hanno chiaro in mente un assioma, secondo il quale, una classe operaia con la testa alta non crea opportunità di business. Perciò è opportuno che questi studiosi talentuosi, talvolta col cuore d’oro, si coprano le spalle e stiano attenti a non farsi strumentalizzare.

Le Think Tanks

Le think tanks sono istituti che istruiscono i fondamentalisti del libero mercato, della Trickle Down Economics, del Neoliberismo, del Washington Consensues, della Scuola-di-Chicago. Esse formano gli integralisti di una versione piramidale dell’organizzazione sociale. Secondo quest’ultima:

  • le masse e i governi devono consegnare spontaneamente il potere e la ricchezza in mano ad una elite economico-finanziaria.
  • Poi farsi da parte ad attendere, rassegnati, che qualche briciola del potere coli o rotoli giù dall’alto dove abbonda.

Formano questi assolutisti e li piazzano nei settori chiave della società.

Sono dotate di una visione sociale che bandisce quella dignità che ha saputo riconoscere la fondamentale uguaglianza tra tutti gli uomini, quella che sancisce l’imprescindibile base dei diritti fondamentali dell’uomo. Tale visione sociale costringe, di fatto, la citata dignità, ad abdicare in favore dell’assioma del profitto. Unico vero valore fondante neoliberista, che sulla base di un discutibile concetto della competenza e della meritocrazia, crea una cultura della differenza e della specializzazione. Tale differenziazione sulla base delle competenze e del discutibile merito, sfocia, di fatto, nella negazione dell’uguaglianza fondamentale. Non si tratta di un’uguaglianza negatrice delle differenze. Si parla del valore che garantisce alla civiltà di esistere in quanto tale, di quell’argine che impedisce all’egoismo dell’uomo di perpetrare il sopruso nei confronti dei suoi simili.
Le Think Tanks sono nate negli anni settanta su impulso della camera di commercio degli Stati Uniti d’America, allo scopo di svuotare la democrazia dalla sua essenza, cioè la partecipazione popolare. Hanno usato l’involucro rimanente della democrazia per incarnare una dittatura dell’economia e della finanza di portata globale. Il divario sociale che hanno provocato nel mondo ha portato squilibrio in ogni ambito. Povertà e ricchezze estreme, totalitarismi mascherati o manifesti, guerre, sfruttamento, inquinamento, dolore su scala globale, e una manciata di ricchi che sfruttano i risvolti peggiori delle debolezze umane. È questo a generare, secondo la visione neoliberista, innumerevoli opportunità di business.

Il neoliberismo

Il neoliberismo è un modello economico che produce su larga scala individui disperati, scoraggiati, senza fiducia nel prossimo, individualisti all’estremo, senza una reale stima di sé stessi, perennemente a caccia di surrogati. Il popolano del neoliberismo, se non è un profugo, diventa il consumatore perfetto. Un essere umano compulsivo, acritico, apatico, incollato al televisore, entusiasta di delegare responsabilità. Guai a scuoterlo dal suo torpore. Di conseguenza abuso di alcool, droga, sesso compulsivo a ogni livello sociale. Ipocrisie, bigottismi, ideologie su ideologie e propagande su propagande per accaparrarsi una fetta di torta. Competizione, slealtà, umiliazioni, caporalato, gli odio più diversi. Per riassumere: un caos disorganizzato di stenti. Dicono i neoliberisti:

non c’è bisogno di regolamentare, il mercato si regola da solo

È un modello economico collaudato. In ogni paese dove è stato applicato, ha portato all’innalzamento del livello di ricchezza di pochi, così come del numero di poveri. È una macchina di drenaggio di ricchezza, diritti e democrazia. È una strada sicura per l’imbarbarimento e la de-civilizzazione dell’umanità. Di fronte a istituzioni inerti, se non colluse, la popolazione civile finisce col chiedersi come agire.

In Egitto, la popolazione civile stava precisamente facendo questo, cominciava anche ad agire. Lo si capisce dagli articoli dello stesso Regeni. Le condizioni in cui si trovava il cadavere del povero Giulio, rappresentano un’allegoria di come il neoliberismo tratta la democrazia, lo stato di diritto, la dichiarazione dei diritti dell’uomo. Lo fa grazie all’appoggio di multinazionali, think tanks, governi, servizi segreti e uomini come John Negroponte. Pertanto, indipendentemente dalla piega che prenderanno le indagini, è opportuno chiedersi se il neoliberismo vada identificato come il mandante morale dell’omicidio e delle torture inflitte a Giulio Regeni.

Alcune proposte della società civile

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