Emergenze fra immigrazione, cittadinanza e fiducia reciproca

L’appalto sulla civiltà merita regole oneste

La legge italiana sugli appalti pubblici è fortemente orientata ad elementi formali senza prendere nella dovuta considerazione gli scopi degli appalti pubblici stessi, gli esiti di generazione, ad esempio un buon rapporto qualità prezzo per i costi della pubblica amministrazione. Questo ha portato ad un codice degli appalti lungo, complesso ed oneroso, con il quale sia la pubblica amministrazione, sia gli operatori economici, faticano a lavorare. La debolezza del quadro legislativo sugli appalti, in Italia, ha un duplice effetto negativo sulle prestazioni del paese. Da una parte la complessità del sistema normativo ha condotto ad esenzioni e scappatoie che permettono l’ifiltrazione del crimine organizzato e della corruzione. D’altro canto l’Italia ha una delle normative sugli appalti più restrittive e al di sotto degli standard obbligatori dell’UE. Tali norme ingombranti e poco flessibili stanno avendo un ingente impatto negativo sulle prestazioni di appalto.

Ultimamente ho cercato di raccontare una storia. L’ho fatto a tratti, ad articoli.

Il primo s’intitola 21 milioni di euro per “Mafia Capitale” ? e racconta del pericolo, che Padova e provincia hanno recentemente corso, di vedere affidato un ingentissimo appalto per la gestione dell’accoglienza agli immigrati a due cooperative, la Senes Hospes e la Tre Fontane, già implicate nell’inchiesta #MafiaCapitale.

Il secondo s’intitola L’illecito sistemico e parla di Ecofficina / Ecofficina Educational. Quest’ultima è la coop che si è, almeno per un periodo, aggiudicata l’intero bando e sulla quale presenziavano da tempo pesanti ombre. Tali zone oscure si sono rafforzate immediatamente, dopo la vittoria del bando, scatenando indagini, perquisizioni da parte delle autorità competenti e rivolte degli immigrati.

Il terzo ha nome #mafiacapitale #venetodeifurbi e racconta di un paradosso. Un’istituzione pubblica come la Prefettura di Padova, la quale è il soggetto che ha aperto ed assegnato il bando¹, per autotutelarsi da un vincitore² dai comportamenti mafia friendly, si trova a dover riaprire la gara ad un’altro concorrente mafia friendly. Il risultato è che i cittadini osservano, disillusi, la grottesca danza di retoriche e giustificazioni che le istituzioni mettono in campo per spiegare come mai non sappiano fare a meno di usare i soldi pubblici per promuovere dimensioni mafia friendly, persino in ambiti di importanza cruciale come quelli riguardanti l’immigrazione. Ad uno sguardo più approfondito infatti, la circostanza rende evidente l’incapacità delle istituzioni di tutelare i cittadini dal dilagare di comportamenti mafiosi.

Per sviluppare ulteriormente la riflessione, ritengo utile parafrase i contenuti di un’interessantissimo articolo di Alfonso Fuggetta , intitolato L’ipocrisia di un mercato malato.

Tornando alla crucialità della gestione dell’accoglienza agli immigrati,

ha senso gestire queste forniture secondo le classiche regole di procurement, nel pubblico come nel privato?

Per rispondere Alfonso Fuggetta pubblica un estratto di questo report dell’Unione Europea che provo a tradurre.

La legge italiana sugli appalti pubblici è fortemente orientata ad elementi formali senza prendere nella dovuta considerazione gli scopi degli appalti pubblici stessi, gli esiti di generazione, ad esempio un buon rapporto qualità prezzo per i costi della pubblica amministrazione. Questo ha portato ad un codice degli appalti lungo, complesso ed oneroso, con il quale sia la pubblica amministrazione, sia gli operatori economici, faticano a lavorare. La debolezza del quadro legislativo sugli appalti, in Italia, ha un duplice effetto negativo sulle prestazioni del paese. Da una parte la complessità del sistema normativo ha condotto ad esenzioni e scappatoie che permettono l’ifiltrazione del crimine organizzato e della corruzione. D’altro canto l’Italia ha una delle normative sugli appalti più restrittive e al di sotto degli standard obbligatori dell’UE. Tali norme ingombranti e poco flessibili stanno avendo un ingente impatto negativo sulle prestazioni di appalto.

Chi volesse approfondire la storia degli appalti veneti per la gestione dell’emergenza immigrazione, potrà agilmente constatare che gli elementi descritti nell’analisi dell’ Unione Europea ci sono tutti.

Risulta inutile stracciarsi le vesti per l’ennesimo caso di mala gestione italiana. Le analisi ci sono. Gli elementi di criticità sono stati individuati da tempo. Non ha senso gestire le forniture all’emergenza immigrazione secondo le classiche regole di procurement. Occorre agire soluzioni. Quali?

Proposte

Riscrivere la legge italiana sugli appalti attraverso un percorso di democrazia diretta. La legge va scritta alla luce di un dibattito pubblico su ogni elemento di criticità della stessa, punto per punto, in modo chiaro, breve, semplice, conciso e comprensibile per chiunque. Va dotata di elementi di flessibilità e deve promuovere un buon rapporto qualità prezzo per i costi della pubblica amministrazione.

Nel frattempo, a Padova, creare un’organizzazione ad hoc, con persone competenti ed al di là di ogni sospetto, per la migliore gestione possibile dell’accoglienza degli immigrati ed al contempo dei soldi allocati allo scopo. Richiedere la partecipazione attiva ed il coinvolgimento della cittadinanza, attivare la stampa, ufficiale e non ufficiale, per un controllo costante sul progetto. Soprattutto, niente zone rosse.


[1] Stazione appaltante

[2] Operatore economico

#mafiacapitale #venetodeifurbi

Claudio Malfitano scrive sul Mattino di Padova di oggi 19/05/2016 che

ieri la Prefettura di Padova ha riaperto la gara per la gestione dell’ex caserma Prandina e della base di Bagnoli di Sopra riammettendo le due cooperative romane che erano state escluse, cioè Senis Hospes e Tre Fontane, legate al gruppo La Cascina.

Va ricordato, che il gruppo La Cascina è coinvolto nell’inchiesta #mafiacapitale. Certo, tali cooperative, a sentire le parole del Prefetto Patrizia Impresa, sarebbero sicure, in quanto commissariate. Non sarebbe ancora più di buon senso, oggi, porsi le domande che erano state suggerite negli articoli precedenti? Link1, Link2.

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L’illecito sistemico

Qualche amico o familiare in politica, un po’ di spregiudicato saltellare da una seggiola che conta a un’altra, abituarsi ad avere a che fare con cifre a sei zeri. Sembra questa la ricetta per diventare un dirigente di gomma, uno capace di rimbalzare tra una diga e l’altra del bacino della legalità. Il dirigente di gomma provoca una crepa ogni volta che tocca le sponde, provocando lo sperpero delle acque della democrazia. In questo paese, a quanto pare, lo può fare per lo più impunemente, soprattutto quando a essere prosciugati sono i soldi pubblici. Questa storia parla dunque di appalti, ma non solo.

A questo punto è naturale aspettarsi un’ambientazione collocata a Trapani, Palermo, Messina, o magari Napoli o Caserta. Da quando è stato scoperchiato il caso di #MafiaCapitale ci si sente legittimati a collocare storie di questo genere anche a Roma, o nella lombarda Milano, così pesantemente colonizzata dalla ‘ndrangheta. Questa storia invece è in corso in Veneto, a Padova, sia nel suo centro che nelle sue più remote periferie.
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Giulio Regeni: cercare l’essenza del problema

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La popolazione civile è in mobilitazione per chiedere #VeritàPerGiulio e #JusticeForGiulio. I cittadini di Conegliano, in provincia di Treviso, non fanno eccezione. In una petizione pubblicata sul sito change.org, essi richiedono:

che il Sindaco del Comune di Conegliano mantenga viva, a nome dei cittadini che hanno a cuore la verità nel barbaro omicidio di Giulio, la pressione verso il governo italiano su questo caso e non si accettino i molteplici tentativi di depistaggio da parte delle autorità egiziane.

Legittimo, giusto, lodevole.

Nell’articolo di questo link, è stato posto un problema: com’è possibile garantire democrazia e diritti dell’uomo, in un mondo che distingue l’azione legittima da quella illegittima attraverso il profitto?
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21 milioni di euro per “Mafia Capitale” ?

Mafia Capitale

Buzzi \ Carminati

21 milioni di euro è il valore del bando che potrebbe essere affidato alle mani di una delle cooperative coinvolte nell’inchiesta “Mafia Capitale”. Inoltre, se ciò avverrà, sarà perché a tale cooperativa verrà delegata la gestione di 2200 profughi che saranno ospitati nel padovano nel 2016.
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Neoliberismo terrorista nell’asse di Oxford Analytica, azienda per la quale Regeni ha lavorato

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Oxford Analytica (società per la quale Giulio Regeni ha lavorato), ha nel suo board diverse persone dei servizi segreti britannici ed americani.  John Negroponte è uno di questi. Egli è già stato, in passato, pesantemente coinvolto in situazioni riguardanti violazioni dei diritti umani.

Un elenco di fatti utili a capire il contesto

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